ISABELLE

Brigitta Loconte

Il nuovo film di Mirko Locatelli, premiato per la sceneggiatura a Montreal, aggiunge un tassello alla rappresentazione della borghesia contemporanea nel cinema italiano, focalizzandosi sulla centralità dei corpi e sull'espressività fisica e mettendo ai margini la valenza psicologica e morale dei dialoghi.

NON DIMENTICARMI

Lorenzo Gineprini

Il primo film di Ram Nehari, vincitore dei tre principali premi al Torino Film Festival del 2017, è una commedia eccentrica che, pur animata da due personaggi autentici e vivi, non riesce a trovare una voce personale nel racconto della malattia mentale e del suo conflitto aperto con la società.

COLD WAR

Daniela Persico

Presentato nella competizione di Cannes 71, l'ultimo film di Paweł Pawlikowski è anche il suo più personale e compiuto, intrecciando i ricordi personali alla spinta verso il tradimento di un Nazione e di un ideale, incarnata da una coppia di amanti sullo sfondo di un'Europa in progressivo smarrimento.

BLU

Marco Longo

Anche nella breve durata e a partire da una contingenza molto vicina al lavoro su commissione, Massimo D'Anolfi e Martina Parenti proseguono il proprio discorso sullo statuto del cinema – suono e immagine – quale spazio di rivelazione del reale.

ROMA

Marco Longo

Leone d'Oro a Venezia 75, l'ultimo film di Alfonso Cuarón è un affresco sociale e di classe, un omaggio al matriarcato messicano e alla forza di volontà femminile, il ritratto in fulgido bianco e nero di un Paese e di una cultura, il cinema che insegue e ricostruisce la memoria.

OVUNQUE PROTEGGIMI

Edoardo Peretti

Il nuovo film di Bonifacio Angius, presentato nella sezione Festa Mobile del 36° Torino Film Festival, convince soprattutto per la semplicità e la forza con cui rielabora la dolorosa complessità della parabola umana al centro del suo racconto.

IN GUERRA

Leonardo Strano

Stéphane Brizè firma un formidabile dramma operaio che, collocandosi dalla parte degli sconfitti nel momento di massima sofferenza e solitudine di una classe sociale abbandonata dalla Storia, riflette anche sul ruolo dell'immagine e sulla fede nel potere del cinema.

IL VIZIO
DELLA SPERANZA

Dario Gigante

Premiato alla Festa del Cinema di Roma, il nuovo lavoro di Edoardo De Angelis è un film nobile nelle intenzioni e potente nell'estetica, uno spaccato d'Italia capace di riecheggiare la memoria di un lontano neorealismo nero: nell'accumulo di passioni turgide ed estreme, si espande l'intrinseca natura melodrammatica della ricerca del regista napoletano, affaticata però da alcune vistose implausibilità di sceneggiatura.

LA DONNA DELLO SCRITTORE

Tommaso Isabella

Christian Petzold parte dal romanzo Transito di Anna Seghers, oggetto di comune fascinazione con il maestro e collaboratore Harun Farocki, ma priva il racconto della sua ambientazione originale, lavorando sull'interferenza tra epoche distanti, una perturbazione che sospende la parabola fuori dal flusso storico e mostra il suo ripetersi infernale.

SENZA LASCIARE TRACCIA

Luigi Cabras

A otto anni di distanza dall’acclamato Un gelido inverno, il nuovo lavoro di Debra Granik è un film politico, un atto di accusa contro la guerra e contro gli eserciti, contro il capitalismo e il consumismo, eppure del tutto privo della demagogica leziosità di alcuni “cinemanifesti” ideologici.