L’OSPITE

Brigitta Loconte

Proiettato nella sezione Piazza Grande del Festival del Cinema di Locarno 2018, il nuovo film di Duccio Chiarini narra, in una cornice romano-borghese intrisa di comica tragicità, i dialoghi intimi intessuti tra Guido, un ricercatore tormentato alla prese con la fine di una storia, e i suoi provvisori ospitanti.

LOCARNO 72:
SETE DI LIBERTÀ

Marco Longo, Brigitta Loconte, Alessandro Del Re

In Cineasti del presente, L'apprendistato di Davide Maldi esplora Il reale per mettere in scena un ispirato racconto di formazione; dal Concorso Internazionale, Maternal di Maura Delpero affronta in forma fiabesca la maternità, mentre Technoboss porta avanti il lavoro di João Nicolau, tra spiazzamenti e surreale ironia.

LOCARNO 72:
RESISTENZA
SENZA TREGUA

Mario Blaconà, Brigitta Loconte

Dal Concorso Internazionale During Revolution riflette l'assurdità del conflitto siriano in nome della vitalità del cinema, mentre Douze Mille intreccia erotismo e frustrazioni lavorative; in Cineasti del presente Love me Tender si fa racconto di liberazione al femminile, aperto all'astrazione.

CINÉMA DU RÉEL:
MEMORIA PRESENTE

Brigitta Loconte

Con La strada per le montagne, in concorso alla 41ª edizione del Cinéma du réel, Micol Roubini si serve di un ricercato commentario per dare consistenza all’impalpabile oblio memoriale di Jamna, un villaggio ucraino da cui arriva la sua famiglia.

MY HOME IN LIBYA

Brigitta Loconte

Il documentario di Martina Melilli è l’espressione concreta di un desiderio, la costruzione di un albero genealogico di memorie che supera i confini dell’esperienza familiare per diventare racconto di sé e del presente libico.

ISABELLE

Brigitta Loconte

Il nuovo film di Mirko Locatelli, premiato per la sceneggiatura a Montreal, aggiunge un tassello alla rappresentazione della borghesia contemporanea nel cinema italiano, focalizzandosi sulla centralità dei corpi e sull'espressività fisica e mettendo ai margini la valenza psicologica e morale dei dialoghi.

MANUEL

Brigitta Loconte

Il primo lungometraggio di Dario Albertini conduce a una difficile storia di formazione, una vicenda comune, ma poco visibile, raccontata con estrema linearità e retta da una delicata costruzione psicologica.