Before Midnight, come i suoi due predecessori, racconta il manifestarsi di uno stato d'animo tra due persone nel corso di una giornata: un americano, Jesse, e una donna francese, Celine. Ma se i due film precedenti giungevano a una liberazione erotica, il terzo capitolo piega verso una delicata discussione, segno che la coppia ha finalmente raggiunto una reale intimità.

Per coloro che hanno visto Prima dell'alba (1995) e Prima del tramonto (2004), lo shock – che arriva presto – è che Jesse e Celine sono apparentemente rimasti insieme da quando lui ha perso l'aereo per prolungare la permanenza con lei nel film precedente. Dimenticate, quindi, qualunque schema del tipo Lo stesso giorno il prossimo anno (1978). Non accadrà più che il successivo incontro si concluda con il sesso. Il futuro coniugale fantasticato (e temuto) negli altri due film è ormai giunto: Jesse e Celine sono una coppia stabile. Alle prese con due gemelline – i figli cambiano tutto – non possono più abbindolare l'altro, lui con la sua scaltrezza texana, lei con le sue imitazioni di Nina Simone. La consapevolezza ha preso il posto della seduzione e delle sue proiezioni ideali. Se nel corso del loro primo incontro romantico si erano domandati cosa detestavano l'uno dell'altro (per poi bleffare in sede di risposta) ora sono più che pronti a stilare l'elenco.

Difficile pensare a qualcosa di simile al trittico di Linklater nella storia del cinema americano. Potremmo estendere geograficamente la ricerca e prendere in considerazione la serie inglese Up, in virtù dell'analogo metodo di osservazione longitudinale nel processo dell'invecchiamento, o Scene da un matrimonio di Bergman per la dissezione delle dinamiche di coppia, i film così squisitamente chiacchierecci e a basso costo di Eric Rohmer, o le ultime opere di Alain Resnais, ma sono paragoni che non rendono giustizia all'unicità di questa trilogia. Ciò che era cominciato in Prima dell'alba come un melò romantico e malinconico tra due ventenni ambiziosi e avvenenti che trascorrevano una notte d'amore, per poi diventare un più sfumato e trattenuto ma comunque speranzoso incontro tra due trentenni (lui infelicemente sposato, lei ancora single), ha ora guadagnato enormemente in profondità e spessore. Il principio della mezza età ha puntualmente condotto la serie verso un territorio più arduo, implacabile. Le infinite possibilità della giovinezza si sono radicalmente complessificate: con l'arrivo dei quaranta gli atteggiamenti da ragazzo immaturo di uno e da ragazza ingenua dell'altra hanno perso la loro allure.

Il Jesse di Ethan Hawke non sembra più così carino: è sciatto e trascurato nel vestire. L'attore ha sempre avuto qualcosa del topo, con quegli occhi sfuggenti e il pizzetto incolto, sembrava sempre comunicare un'aria di scuse preventive in virtù del potenziale di delusione che rappresentava: non è la star che vorremmo vedere in un film d'azione in cui ci sia da salvare il pianeta, insomma. È, piuttosto, il rappresentante ideale della "generazione X", vanesia e sfiduciata, paralizzata dalla molteplicità delle opzioni.  Abilmente, Hawke non si fa scrupoli a far sembrare Jesse superficiale e non del tutto affidabile. Non si può rimproverare Celine di sospettare che lui cerchi di sottrarsi alle proprie responsabilità familiari. Lei è pienamente consapevole del suo vedersi come Lo Scrittore, propenso ad accettare favori sessuali dalle fan e l'adulazione dei colleghi, perennemente impegnato in tour promozionali mentre lei resta con i bambini, dedito a passeggiate riflessive mentre lei sbriga le faccende di casa e si sforza di conservare una carriera. Allo stesso tempo, la Celine di Delpy è divenuta una madre superiora troppo in fretta per poter stare al gioco. L'attrice, per quanto vivace, ha sempre convogliato un fastidioso senso di consapevole e ritrosa rettitudine. Insieme, i due dimostrano una sottile comprensione delle debolezze e contraddizioni reciproche, affinata nel corso di un'impresa cinematografica distesa nell'arco di tre decenni.

L'autore della trilogia deve essere dunque considerato trino. Linklater ci ha dato una manciata di film acuti sullo sviluppo interrotto del maschio, da Slacker (1991) a School of Rock (2003), Bernie (2011) e alla trilogia Before. Ancora una volta Hawke e Delpy condividono due terzi dei credits per la sceneggiatura – e non sorprende, visto che Hawke, come il personaggio che interpreta, ha scritto qualche romanzo, e Delpy ha a sua volta scritto e diretto film – e ci sono buone ragioni per pensare che si debbano a loro buona parte dei dialoghi del film.

Benché Before Midnight funzioni come film a sé, uno dei piaceri di vedere i tre film insieme ha a che fare con le loro consonanze. Il motivo della "macchina del tempo", ad esempio, ricorre come strumento per ingannare il destino. La seduzione di Celine a opera di Jesse in Prima dell'alba si appoggia in parte alla premessa per cui lei dovrebbe saltare giù dal treno e passare la giornata con lui perché altrimenti in futuro potrebbe rimpiangere di non averlo fatto. Finirebbe per ricordarlo romanticamente come uno straniero misterioso con il quale sarebbe potuta entrare più in confidenza ma vi ha rinunciato, mentre così avrebbe l'occasione per scoprire che non è niente di speciale. Alla fine di Before Midnight, Jesse tira in ballo ancora una volta la macchina del tempo, sostenendo di aver viaggiato nel futuro e di aver scoperto che il sesso che faranno quella notte è stato fantastico, dunque è meglio che lei segua il suo consiglio. Più importante ancora: le faglie nel loro rapporto (il suo essere accondiscendente e passivo, il moralismo politico e privo di humor di lei) echeggiano i precedenti film, così che quando la tensione esplode nel terzo non ne siamo sorpresi. Il conflitto centrale ruota intorno al tardivo rimorso di Jesse nei confronti di Hank, il figlio avuto dal precedente matrimonio. Quale che sia il dolente romanticismo che aleggia sul film, ha più a che fare con i sentimenti nei confronti del figlio assente che con la presenza del partner.

Benché Before Midnight non sia così aderente al tempo reale come Prima del tramonto, è più radicalmente costruito intorno a una serie di blocchi o unità sceniche (Linklater, che ha già flirtato in passato con l'unità di tempo, qui va ancora oltre nella direzione sperimentale di riprese di lunga durata, coadiuvato dalla fotografia di Christos Voudouris, capace di catturare la luce del Mediterraneo senza addolcirla). La prima scena ci mostra Jesse che si separa dal figlio tredicenne nell'aeroporto dell'isola greca in cui hanno passato le vacanze. La scena successiva è un lungo viaggio in macchina verso la casa, con le gemelle che dormono nel sedile di dietro mentre Jesse e Celine conversano davanti. È in quest'occasione che Jesse paventa la possibilità di portare tutta la famiglia negli Stati Uniti e stabilirsi a Chicago, dove potrebbe vedere suo figlio a weekend alternati. Velocissima Celine a scoprire la manovra appena accennata e a opporsi ad essa. Giustamente, considera il senso di dovere paterno nei confronti di Hank un po' tardivo, oltreché potenzialmente causa di trascuratezza nei confronti suoi e delle bambine. Per di più, lui non tiene in conto che a lei è stato offerto un'importante lavoro governativo a Parigi. La discussione viene poi deviata altrove, grazie anche alla diplomazia di Jesse, sempre abile a sfuggire i conflitti, mentre Celine si autonomina "il generale", imponendo ordini alle bambine, ora sveglie, e relegando il consorte al ruolo di "soldato semplice".

 

La terza unità scenica è un lungo banchetto all'aperto in compagnia di amici e vicini nel quale la discussione spazia dalle nuove tecnologie ai processi creativi, ma ruota invariabilmente intorno alle differenze tra uomo e donna e ciò che è necessario fare affinché l'amore sopravviva (un simposio rinfrescato dalla brezza che sa di cinema d'autore europeo e richiama alla mente Il ginocchio di Claire di Rohmer e Un cuore in inverno di Sautet). Schegge di risentimento femminista affiorano nell'invocazione di Claire riguardo le distinzioni di genere, ma non deve sorprendere: sin dal loro primo incontro in Prima dell'alba, Jesse e Celine si sono punzecchiati a vicenda attribuendosi reciprocamente polarità stereotipate. Io uomo, tu donna; io americano, tu francese, e così via. Quando lei viene a sapere che lui è diventato uno scrittore, ironizza fingendo lo stupore di un bambino; lui, in cambio, mima atteggiamenti da latin lover, greco o spagnolo. Sotto questi atteggiamenti ironici paiono entrambi sforzarsi di ritrovare la scintilla romantica che ha dato origine al loro amore. Incapaci di sorprendersi a vicenda con la personalità di tutti i giorni, tentano di affidarsi a ruoli differenti. Tale gioco è indicativo di un più ampio problema: l'identità provvisoria e instabile del sé. Sono bloccati nella parte di adulti che si sforzano di conservare la loro giovinezza, di rimanere fedeli ai sogni dell'adolescenza, al loro smisurato desiderio di ottenere il massimo dalla vita. In ogni caso, sappiamo da Prima dell'alba che si tratta di due "impostori generazionali": Celine pensa sovente a se stessa come a una donna anziana che finge di essere giovane, mentre Jesse si sente spesso un tredicenne.

Gli amici si offrono di fare da babysitter per le bambine, regalando loro la possibilità di trascorrere una notte di intimità in un hotel di lusso. Comincia così il quarto atto, un lungo pellegrinaggio in steadicam attraverso l'isola greca, durante il quale la coppia alterna smancerie e litigi. Sanno che dovrebbero trascorrere una serata sexy e romantica ma la conversazione continua a tornare sui temi della fiducia reciproca e dei figli. Si fermano in una cappella piena di icone e candele – forse un omaggio a Viaggio in Italia di Rossellini, testo cinematico per eccellenza sulle problematiche delle coppie in vacanza – infine raggiungono la camera d'albergo, dove ha luogo la sequenza più lunga e il climax emotivo del film.

La stanza è piuttosto impersonale: a Celine non piace, mentre Jesse, abituato all'anonimità delle stanze d'albergo dei suoi tour promozionali, approva. I due cominciano a darsi da fare ma una telefonata di Hank interrompe i preliminari. Risponde Celine, che parla con dolcezza al figliastro; stavolta è Jesse a guastare tutto, rimproverandola per un frivolo commento fatto a Hank riguardo sua madre. L'accesa discussione prende ancora una volta il sopravvento sulle effusioni romantiche e ci si rende conto che il battibecco ha la priorità sul sesso come modalità di innesco per la connessione emotiva della coppia. Celine critica Jesse per il modo monotono in cui fa l'amore e per averla accantonata dopo la nascita delle gemelle, mentre Jesse insiste che lei è pazza, una scriteriata che gode ad arrabbiarsi. Restano in guardia, come cavalieri giostranti, lei Rabbia, lui Depressione. Volano accuse di infedeltà passate, Celine si precipita fuori dalla stanza, poi torna per riprendere il litigio (impossibile non pensare a Il disprezzo di Godard, per la maniera in cui la macchina da presa si aggira nella stanza) e infine ha una rivelazione: il problema è che lei non lo ama più. Se ne va, e stavolta non ritorna.

Questo sarebbe potuto essere il momento alla "Nora di Casa di bambola se ne va sbattendo la porta" che pone fine alla trilogia. Ma tocca a Jesse ricucire lo strappo e lo fa ricorrendo a una rapida parlantina (d'altra parte è uno Scrittore), decostruendo l'ultima affermazione di Celine e optando per una definizione meno romantica dell'amore. In questa coda Jesse si è deciso all'azione, rispolverando il suo vecchio charme e raggiungendo una tregua temporanea; e il film finisce così, con una piacevole nota di irrisolutezza. Naturalmente, niente ci dice che un giorno non possano venire alla luce un quarto e un quinto capitolo, ma credo che il tutto sia stato portato fino dove poteva arrivare. Before Midnight è il degno coronamento di un progetto trionfale.  Con Terrence Malick perso nella sua meraviglia e Steven Soderbergh ritiratori dal campo, Linklater sembra essere l'unico della sua generazione ancora interessato a occuparsi del disincanto e degli inevitabili aggiustamenti dell'età adulta.

(Testo originariamente pubblicato su Film Comment; traduzione di Alessandro Stellino)