THE OTHER SIDE OF THE WIND

L'opera postuma di Orson Welles è un esempio da manuale di “stile tardo”, frutto di una mente creativa che, giunta alle soglie della terza età e pungolata dall’incombere della morte, si è fatta ancora più fervida e imprevedibile che in gioventù.

HONEY BOY

Carlotta Centonze

Scritto da Shia LaBeouf sulla base della sua travagliata esperienza da child actor, il film di Alma Har’el è una lirica del dolore e del suo potere trasformativo, che rifugge ogni retorica e patetismo abbracciando, in tutte le sue possibili tensioni, il lato più umano del rapporto tra un padre e un figlio.

CATTIVE ACQUE

Filippo Tentori

In una ricostruzione cronachistica precisa e tesa, ma criticamente fragile, il legal thriller di Todd Haynes mostra di rifuggire la complessità assecondando la tendenza contemporanea ad accusare invece di compiere sforzi autoriflessivi.

ALICE E IL SINDACO

Marco Longo

Rohmeriano nello spirito e raffinato nella costruzione, il secondo lungometraggio del francese Nicolas Pariser conferma l'autore tra gli sguardi più spiccatamente politici della sua generazione, offrendo uno spaccato intergenerazionale sulla crisi civica del contemporaneo.

BERLINALE 70:
LA CASA DELL’AMORE

Mario Blaconà

Presentato nella sezione Forum, l’ultimo lavoro di Luca Ferri compie un ulteriore passo avanti nel delineare una poetica in costante cambiamento, e allo stesso tempo ribadire un’idea di cinema come pura origine, di cui la drammaturgia diviene veicolo e sentiero.

BERLINALE 70:
MY SALINGER YEAR

Lorenzo Gineprini

Selezionato per aprire la settantesima edizione della Berlinale, l'adattamento del romanzo autobiografico di Joanna Rakoff miscela abilmente dramma e commedia, cercando di riscoprire l’umanità appassionata e sofferente che spesso rimane schiacciata dai meccanismi dell’industria culturale.

IFFR 2020: OK, BLOOMER.
RETROSPETTIVA
THE TYGER BURNS

Marco Grosoli

Una ricognizione della splendida raccolta di opere che l'International Film Festival Rotterdam ha costruito con film realizzati nell'ultimo anno da cineasti attivi dal 1972 (anno di inizio del festival): è anche nel loro lavoro che va cercato il presente del cinema, perché dimenticarsi che il presente è perpetuamente in tensione con il passato, significa dimenticarsi che cosa sia il cinema.

IFFR 2020:
IPERIONE E L’IPERTESTO

Marco Grosoli

Con le sue iperboliche cinque ore e mezza di durata, Communism and the Net, or the End of Representative Democracy conferma il genio di Karel Vachek: ramificando la riflessione storico-politica sul suo Paese in una miriade di percorsi concettuali fittamente interconnessi, il regista ceco perviene a un ironico, sofisticato, dinamicissimo trattato sul crinale tra l’Istituzionale e l’Organico.

ZANA

Carlotta Centonze

Con sguardo lucido, a metà tra empatia e distacco, l'esordio della filmmaker kosovara Antoneta Kastrati costruisce una riflessione sul tormento della sopravvivenza e sull'omertà dei vivi, in cui le immagini perdute e ritrovate della protagonista diventano il simbolo di una lotta contro l’oblio: il cinema offre così uno spazio di elaborazione e, forse, anche di cura.

FOR SAMA

Davide Perego

La camera di Waad al Kateab filma ogni momento, per l'intera durata dell'assedio ad Aleppo: morte e vita si intrecciano in un documento unico che apre gli occhi sulla realtà di una guerra del nostro tempo, e diventa un inno alla libertà e alla speranza.