DRIVE MY CAR

Davide Palella

Ryusuke Hamaguchi non pone alcuna discriminazione qualitativa tra opera d'arte e realtà, facendosi interprete così dell'antico pensiero giapponese che porta all'immanenza in ogni sua espressione, in contrapposizione a un presente in cui non sembra più esserci spazio per l’imprevisto e dove tutto diventa frutto di una prefigurazione professionale.

WEST SIDE STORY

Francesca Monti

Steven Spielberg mette in scena un cinema che non è una scena da rivisitare, ma è al contrario un organismo incontenibile, che sa dispiegarsi con tutta la sua potenza davanti ai nostri occhi, per capire se le macerie che abbiamo intorno sono ciò che è stato distrutto, o ciò che deve essere ancora costruito.

WHAT DO WE SEE
WHEN WE LOOK
AT THE SKY?

Alessandro Del Re

Il film di Alexandre Koberidze, presentato in concorso alla 71ª Berlinale, conferma uno dei talenti più puri del cinema internazionale, capace di creare un affresco miracoloso in cui lo stupore della visione rimane intatto come di fronte a un incantesimo.

ANNETTE

Emanuele Sacchi

Léos Carax sembra volerci dire che dare troppa importanza all’arte è solo un modo per dare troppa importanza a noi stessi, perché è nella vanità e nell’egocentrismo che si annida il male del secolo.

È STATA LA MANO DI DIO

Mario Blaconà

Paolo Sorrentino ci costringe ancora una volta a dismettere un giudizio di valore nell’analizzare il suo cinema, ormai trasformatosi in un percorso reazionariamente programmatico, tentandoci così di cedere a catastrofismi e a intravedere dietro a queste opere svuotate di ogni istanza sovversiva, non tanto la morte del cinema, quanto la sua e la nostra sconfitta.

ATLANTIDE

Davide Palella

Yuri Ancarani ricerca ancora una volta la mitizzazione di una sottocultura, mettendola in scena attraverso un consumo ostentativo che passa anzitutto attraverso l’immagine, mai così in bilico tra puro estetismo e mera esigenza narrativa.

DUNE

Leonardo Strano

Villeneuve adatta il romanzo irrappresentabile di Frank Herbert consumandone gli afflati per un discorso teorico sulla scomparsa delle grandi narrazioni e sulla complementare seduzione sensoriale a cui tendono le immagini.

ADOLESCENTES

Giulia Bona

Sébastien Lifshitz riprende la vita quotidiana delle amiche Emma e Anaïs seguendole dai 13 ai 18 anni, e ribalta la narrativa tradizionale del coming of age lasciando che siano i volti e corpi delle due protagoniste a raccontare cosa voglia dire essere adolescenti oggi.

GUNDA

Martina Scalini

Nel suo ultimo documentario Kossakovsky vuole apertamente scoperchiare l’argomento del mancato rapporto tra umano e animale rendendolo visibile allo spettatore, invitandolo a essere presente e a prendere una posizione. Per questo Gunda è un film fortemente politico, il cui messaggio, mai esplicitato, è chiaro e ci fissa da subito negli occhi.

SHIRLEY

Vanessa Mangiavacca

In Shirley Josephine Decker ripercorre gli stessi schemi semiotici e i medesimi afflati adottati da Shirley Jackson nelle sue opere. Il suo è il film a cui poter fare riferimento per il ripensamento del biopic, un genere che poco spesso cerca di superare i propri limiti.